la compassione è molto più profonda e nobile della pietà.
la pietà ha le sue radici nella paura e porta in sé un senso di arroganza e condiscendenza, alle volte anche una compiaciuta sensazione del tipo: “meno male che non è capitato a me”.
come disse Stephen Levine:
“quando la tua paura tocca il dolore di qualcuno, diventa pietà; quando è il tuo amore a toccare il dolore di qualcuno, diventa compassione”.
praticare la compassione significa essere consapevoli che tutti gli esseri sono uguali e soffrono nello stesso modo, onorare tutti coloro che soffrono e sapere che non siamo né separati da alcuno, né superiori ad alcuno.
Sogyal Rinpoche
domanda:
la consapevolezza è qualcosa di straordinario?
risposta:
la consapevolezza è così ordinaria, così naturale per noi, che la ignoriamo, la sottovalutiamo tutto il tempo.
quindi, è qui che abbiamo bisogno continuamente di ricordare, di risvegliarci, di riflettere, cosicché quando accade qualche tragedia o altre cose spiacevoli possiamo usare quelle stesse cose come parte del nostro percorso, come parte del nostro sentiero di coltivare la Via.
questa è la quarta Nobile Verità.
avete solo bisogno della fiducia per riflettere, per essere consapevoli, non di come le cose dovrebbero essere ma di cosa state veramente provando, senza rafforzarlo, senza aggiungervi altro.
quindi, se quando mi sento triste, penso: “sono triste”, l’ho già reso più grande di quello che è. invece, sono semplicemente consapevole della tristezza – che è pre-verbale. in questo modo, la consapevolezza è presente senza il sorgere di alcun pensiero.
la tendenza abituale è di pensare: “sono triste, e non voglio essere triste, voglio essere felice”. e allora diventa davvero un grosso problema per noi. la consapevolezza non è una qualità speciale che io ho più di te. e’ una abilità naturale che tutti condividiamo.
la pratica sta nell’usare questa abilità naturale e nel desiderio di imparare da essa.
Venerabile Ajahn Sumedho
